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Torino: morto il consigliere Alberto Musy, ferito in un misterioso agguato nel 2012

Non ce l'ha fatta Alberto Musy. E' morto questa notte il consigliere comunale dell'Udc di Torino, ferito con sei colpi di pistola il 21 marzo 2012 sotto la sua abitazione in via Barbaroux, nel centro del capoluogo piemontese. In coma irreversibile da mesi, si trovava ricoverato nella clinica di lungodegenza "Anni azzurri" di Santena (Torino). Lunedì 28 ottobre si svolgeranno i funerali.
A causare il decesso sarebbe stata un'insufficienza respiratoria. Da alcuni giorni aveva contratto un'infezione delle vie respiratorie ed era febbricitante. Musy si trovava "in stato vegetativo severo e la prognosi non dava margini di miglioramento nel tempo" ha spiegato Antonio De Tanti, direttore sanitario di una clinica parmense dove il consigliere è stato ricoverato fino a febbraio scorso.
Quarantacinque anni, avvocato, professoreordinario di Diritto privato comparato, nonché candidato nel 2011 a sindaco di Torino per il Terzo Polo e capogruppo dell'Udc in Comune, Alberto Musy lascia la moglie Angelica Corporandi d'Auvare e quattro figlie. La più piccola ha 3 anni.

Ruby-ter, in arrivo una nuova inchiesta su Berlusconi

Non finiscono mai i guai giudiziari per Silvio Berlusconi. Dopo la recente condanna per frode fiscale nel processo sui diritti tv Mediaset, entro Natale potrebbe partire il "Ruby-ter", la terza tranche dell'indagine a suo carico nell'ambito della vicenda che coinvolge la giovane marocchina, Karima El Mahroug, meglio nota come Ruby Rubacuori.
Oltre al leader del Pdl, però, a finire questa volta nel registro degli indagati sarebbero anche alcuni testimoni sentiti nei precedenti processi, tra cui molte "olgettine", e i suoi legali, Piero Longo e Niccolò Ghedini.
Ruby e Ruby-bis- La Procura di Milano aprirà la nuova inchiesta dopo il deposito delle motivazioni delle sentenze "Ruby" e "Ruby-bis". Mentre nel primo processo l'ex premier era stato condannato a sette anni di reclusione per prostituzione minorile e concussione per costrizione, nel secondo processo, il cosiddetto "Ruby-bis", Lele Mora ed Emilio Fede sono stati condannati a sette anni di reclusione e Nicole Minetti a cinque, per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile.
Ruby-ter- Secondo quanto si è appreso in ambienti della Procura, la nuova indagine dovrebbe essere suddivisa in tre filoni: uno sulle false testimonianze, che coinvolgerebbe le cosiddette "olgettine" ed altri, uno sulla possibile corruzione in atti giudiziari, subornazione dei testi o intralcio alla giustizia relativa a Silvio Berlusconi, e un terzo su presunte irregolarità nelle indagini difensive che riguarda Longo e Ghedini.

Mediazione civile, dal 20 settembre è di nuovo obbligatoria: ecco le novità

Torna in vigore da oggi, 20 settembre 2013, l’obbligatorietà del tentativo di mediazione civile e commerciale nelle materie indicate dal nuovo comma 1-bis, dell`art. 5, del D.Lgs. 4 marzo 2010, n. 28, come introdotto dall`art. 84 della L. 9 agosto 2013, n. 98, di conversione del D.L. 21 giugno 2013, n. 69 (c.d. "Decreto del Fare").

Dopo lo stop imposto dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n.272 del 6 dicembre 2012, che aveva dichiarato l`illegittimità costituzionale per eccesso di delega del regime obbligatorio della mediazione per diversi settori, il Governo ha deciso di ripristinarlo prevedendone la reintroduzione, ma con alcune importanti modifiche e novità.

Cosa cambia- Innanzitutto, l’obbligo sarà in vigore per un periodo sperimentale di quattro anni, al termine dei quali  il Ministero della Giustizia dovrà esaminarne i risultati e le criticità emerse. Il procedimento avrà una durata massima di 3 mesi e diventerà centrale il ruolo dell’avvocato: la sua presenza è obbligatoria e assisterà la parte fin dal primo incontro.

Ambito di applicazione- Il Decreto del Fare ha reintrodotto il tentativo di mediazione obbligatorio in materia di: condominio, diritti reali, divisioni, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazioni, comodato, affitto di aziende, risarcimento di danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione a mezzo stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.
Si tratta degli stessi ambiti di competenza previsti dalle norme precedenti alla sentenza della Consulta, ma due sono le novità:  l’estromissione della responsabilità da sinistri stradali, e l’inclusione accanto alla responsabilità medica di quella sanitaria.

Competenza territoriale limitata- Non è più possibile scegliere l’organismo di conciliazione su tutto il territorio italiano, ma ci si può rivolgere a un qualunque organismo di mediazione, solo se però ha sede nel luogo del giudice territorialmente competente per la controversia. 

L’avvocato- Rispetto ai dibattiti che si sono succeduti sul tema in questi anni è stato fatto un passo indietro, in quanto viene riconosciuto di diritto il titolo di mediatore agli avvocati, per i quali non sarà necessario frequentare lo specifico corso, ma dovranno comunque essere adeguatamente formati in materia di mediazione e potenziare la propria preparazione con percorsi di aggiornamento teorico-pratici finalizzati a conseguire questo obiettivo. Come già detto poi, gli avvocati devono assistono le parti per l’intera procedura di mediazione.

Inoltre, l’accordo di conciliazione sottoscritto dalle parti e dagli stessi avvocati costituisce titolo esecutivo senza ulteriori passaggi (in altre parole, le parti non dovranno più rivolgersi al Tribunale per rendere esecutivo il verbale di mediazione) in quanto, con la sottoscrizione del testo, i legali ne certificherebbero la conformità alle norme imperative ed all’ordine pubblico.  In tutti gli altri casi l’accordo allegato al verbale è omologato, su istanza di parte, con decreto del presidente del tribunale.



Lodo Mondadori, la Cassazione respinge il ricorso Fininvest: 541 milioni alla Cir (la sentenza)

Un’altra brutta tegola si abbatte sulla testa di Silvio Berlusconi. La terza sezione civile della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Fininvest contro la Cir di Carlo De Benedetti per il risarcimento del cosiddetto “Lodo Mondadori”, deciso dalla Corte d’Appello di Milano. Si mette fine così alla cosiddetta "battaglia di Segrate" riguardo l’acquisto della casa editrice Mondadori, che all’inizio degli anni 90 vide soccombere De Benedetti  per via di un verdetto frutto di corruzione giudiziaria. 
Il rimborso rimane confermato con un ritocco al ribasso, 541,2 milioni di euro anzichè 564,2, con un taglio di circa 23 milioni di euro.

In particolare, la Suprema Corte, nel verdetto di 185 pagine appena depositato e relativo all'udienza svoltasi lo scorso giugno, ha condiviso quasi totalmente le conclusioni dei giudici del merito, accogliendo solo uno dei motivi di ricorso presentati dalla Fininvest. Si tratta del 13esimo, ossia quello inerente il reclamo per l'eccessiva valutazione delle azioni del gruppo L'Espresso.

“La Corte accoglie il tredicesimo motivo di ricorso e rigetta i restanti motivi” si legge nel documento. “In conseguenza dell'accoglimento del tredicesimo motivo, cassa senza rinvio il capo della sentenza di appello contenente la liquidazione del danno in via equitativa come stimata nella misura del 15% del danno patrimoniale già liquidato. Conferma nel resto l'impugnata sentenza”.
La Suprema Corte, inoltre, “condanna la ricorrente al pagamento della metà delle spese di giudizio di Cassazione sostenute dalla resistente, che si liquida in complessivi euro 900.200, di cui 200 per spese, restando tra le parti compensata l'altra metà”. 

La decisione della Corte si pone poi in linea con la richiesta avanzata dal procuratore generale della Cassazione, Pasquale Fimiani, che a giugno aveva dichiarato: "Il percorso seguito dalla Corte di Appello di Milano sul Lodo Mondadori è logico e regge. E' a mio avviso necessario solo riquantificare una piccola parte del danno, che potrebbe ridurre il risarcimento per Cir di circa il 15 per cento rispetto all'importo liquidato".

Berlusconi- Nella sentenza, la Cassazione scrive anche che "la valutazione complessiva" degli "elementi ed argomenti di prova, condotta ai soli fini civilistici, di ricondurre alla società Fininvest la responsabilità del fatto corruttivo imputabile anche al dott. Berlusconi" risulta "correttamente motivata". La Suprema Corte sottolinea però che la vicenda penale del Lodo Mondadori si è ormai "irrevocabilmente" conclusa per il Cavaliere, dal momento che è stato prosciolto per prescrizione. 

In sostanza, la corruzione da parte della Fininvest del giudice romano Vittorio Metta, nella vicenda del Lodo Mondadori, ha privato la Cir “non tanto della chance di una sentenza favorevole, ma, senz'altro, della sentenza favorevole, nel senso che, con Metta non corrotto, l'impugnazione del Lodo sarebbe stata respinta”, sottolinea la Cassazione nelle motivazioni, aggiungendo altresì che questa tesi, già espressa nella sentenza di appello, “risulta conforme a diritto”.

Previti- Riguardo al ruolo di Cesare Previti, secondo la Cassazione, è corretta la “conclusione in diritto” cui è arrivata la corte d'appello, in base alla quale “l'avvocato Previti doveva ritenersi organicamente inserito nella struttura aziendale della Fininvest se non occasionalmente investito di incarichi legali conseguenti alle incombenze demandategli”. Tra queste rientravano “anche l'attività di corruzione di alcuni magistrati, allo scopo di conseguire illeciti vantaggi” per l’azienda. 


Nel corso dei tre gradi di giudizio, la sanzione  si era man mano alleggerita. In primo grado il giudice Raimondo Mesiano aveva stabilito un risarcimento di 749,9 milioni, diventati poi 564,2 in appello e 541 in via definitiva.

Sentenza Mediaset, depositate le motivazioni: “Berlusconi ideatore di sistemi illeciti” (il testo)

E’ stato Silvio Berlusconi ad ideare il sistema per evadere il fisco. Lo hanno scritto i giudici della Corte di Cassazione nella motivazioni della sentenza n. 35729/13, che ha confermato la condanna per il leader del Pdl, lo scorso primo agosto, a quattro anni per frode fiscale nell’ambito del processo diritti Tv Mediaset.  Riguardo alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, fissata in 5 anni dai giudici del merito, la Suprema Corte aveva invece deciso di rinviare la sentenza di II grado ad un’altra sezione della Corte d'appello affinchè venga rideterminata.

Ideatore di sistemi illeciti- Silvio Berlusconi non sarebbe stato altro che l’“ideatore del meccanismo del “giro” dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo”.

Depositate poco dopo le 12, le motivazioni della sentenza, che si compone di 208 pagine, sono state firmate da tutto il collegio dei giudici della Cassazione e non solo dal relatore, come è consuetudine. Si tratta di Amedeo Franco, Claudio D’Isa, Ercole Aprile, Giuseppe De Marzo, a cui segue la firma del presidente Antonio Esposito. Secondo la Cassazione, infatti, é “pacifica e diretta riferibilità a Berlusconi della ideazione, creazione e sviluppo del sistema che consentiva la disponibilità del denaro separato da Fininvest e occulto”.

I giudici, riesaminando tutti i motivi di ricorso presentati dai legali, nonchè le motivazioni dei pronunciamenti dei giudici di primo e secondo grado e confermando quindi le loro conclusioni, sostengono che Berlusconi, “conoscendo perfettamente il meccanismo, ha lasciato che tutto proseguisse inalterato, mantenendo nelle posizione strategiche i soggetti dal lui scelti che continuavano a occuparsi della gestione in modo da consentire la perdurante lievitazione dei costi di Mediaset a fini di evasione fiscale”.


"Responsabile anche dopo la dismissione delle cariche". I personaggi chiave della vicenda Mediaset sono stati "mantenuti sostanzialmente nelle posizioni cruciali anche dopo la dismissione delle cariche sociali da parte di Berlusconi e in continuativo contatto diretto con lui". Per cui "la mancanza in capo a Berlusconi di poteri gestori e di posizione di garanzia nella società non è dato ostativo al riconoscimento della sua responsabilità", si legge ancora nella sentenza.

Il Decreto del Fare è legge: ecco il testo definitivo approvato

E’ arrivato il via libera definitivo al decreto del fare. Nell'ultimo giorno di lavori prima della sosta estiva, la Camera dei Deputati ha approvato in terza lettura il provvedimento “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 21 giugno 2013,n. 69, recante disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”.con 319 si, 110 no e 2 astenuti, che ora è legge. Sel, Movimento cinque stelle e Lega Nord hanno votato contro

Misure- Sono numerose le misure contenute nella legge, che è composta da oltre 100 articoli. Ecco quali sono le principali: edilizia (accesso più facile al fondo di garanzia delle pmi, burocrazia zero e agevolazioni per l'acquisto di nuovi macchinari); infrastrutture (sblocca cantieri e sicurezza stradale); edilizia (ristrutturazioni nelle città e semplificazioni); agenda digitale (nuova governance e wi-fi libero); semplificazione fiscale (responsabilità fiscale delle imprese e pignorabilità delle proprietà immobiliari).

Diverse norme sono state cancellate o modificate nei passaggi tra Camera e Senato. Un esempio è dato dal durt, che è nato alla Camera e già morto al Senato. Le norme per accedere ai concorsi di magistratura, invece, attraverso degli stage ad hoc, sono state in un primo momento incrementate e poi cancellate. Anche la norma sul tetto agli stipendi dei manager, che nella sua versione definitiva prevede un taglio del 25% agli stipendi dei manager delle società pubbliche, ha avuto un percorso assai travagliato.

Reazioni – E’ "un passo importante" perché il provvedimento "aiuta a far ripartire le politiche industriali" ha commentato il premier Enrico Letta. Soddisfatti anche i partiti che compongono la maggioranza di governo. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, ha dichiarato: "E' una legge che contribuirà a migliorare e semplificare la vita delle famiglie e delle imprese e che aiuterà la crescita dell'Italia anche dando precisi segnali di equità e giustizia sociale". 

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Tagli ai costi della politica, alla Camera stop agli appartamenti di servizio e auto blu limitate

E’ tempo di tagli per la politica italiana e la Camera dei Deputati è partita per prima. I vertici della Camera, ossia presidente, vicepresidenti e questori, rinunciano agli otto appartamenti di servizio. Arriva anche una stretta sull’utilizzo del parco auto. Si prevede poi di mettere mano alle spese per la segreteria e per il fondo di rappresentanza, e per gli stipendi dei doppi incarichi fino a quelli di tutti i deputati. È quanto ha deciso l’Ufficio di presidenza di Montecitorio all’unanimità durante una riunione mattutina. 

In sostanza, chi poteva godere di un appartamento privato a spese dello Stato, ricoprendo tali cariche, non ne usufruirà più. La presidente Laura Boldrini ha per prima annunciato di rinunciarvi. Ora si valuterà se restituire quegli appartamenti, la cui manutenzione è a carico della Camera, al demanio dello Stato.


In pratica, degli otto appartamenti di servizio, di cui è stata decisa l’abolizione, ne avrebbero usufruito oltre alla presidente Boldrini, i 4 vice Marina Sereni, Roberto Giachetti, Luigi Di Maio, Maurizio Lupi, i tre questori Stefano Dambruoso, Paolo Fontanelli, Gregorio Fontana.

Processo Ruby, pm: “ad Arcore collaudato sistema prostitutivo”. Berlusconi: “mai pagato donne”


Dura la requisitoria del pubblico ministero Antonio Sangermano nel processo Ruby, in cui l’ex premier Silvio Berlusconi risponde di concussione e prostituzione minorile. Si è chiusa l'istruttoria dibattimentale.  I giudici del tribunale di Milano hanno infatti respinto la richiesta di prove aggiuntive avanzate dalla difesa di Silvio Berlusconi. Venerdì la richiesta di condanna da parte del pm Ilda Boccassini.

Non erano cene eleganti, né spettacoli di burlesque, ma si trattava di un "collaudato sistema prostitutivo" di cui Ruby e la Minetti erano "parte integrante". Il tutto per "soddisfare il piacere sessuale" di Silvio Berlusconi. Così il pubblico ministero Antonio Sangermano ha iniziato la sua requisitoria. “Gli elementi di prova – esordisce il pm – convergono univocamente ad attestare la responsabilità dell'imputato”. 

Le tre fasi- Il sistema era "articolato in tre fasi: cena, bunga bunga e poi sesso a pagamento". "La cena, che talora vedeva già contatti di natura sessuale tra Berlusconi, Fede che era presente e intermediario, e le ragazze; il bunga bunga, che non è un'invenzione ma è stato così definito dalle ragazze, dove i momenti di natura sessuale diventavano più espliciti con spogliarelli e atti di natura erotica; la terza fase in cui alcune ospiti s'intrattenevano nella villa di Berlusconi, ottenendo un quid pluris economico, tanto da scatenare una competizione tra loro".

Ruby e Minetti parti integranti- "La minorenne Ruby era parte integrante del sistema di prostituzione di Arcore dove Silvio Berlusconi remunerava gli atti sessuali con soldi o benefit", ha ancora detto Sangermano. E anche Nicole Minetti lo era, e "svolgeva un ruolo particolarmente delicato compiendo ella personalmente atti prostitutivi" e facendo da "intermediatrice e agevolatrice dell'altrui prostituzione", ricavandone oltre a denaro anche "l'inserimento in politica". 


De Gregorio, “pronto” al carcere: la valanga è solo all’inizio, ora parlino Lavitola e gli altri


“Non sono stato reticente con i magistrati. E non lo sarò in futuro. Sono un uomo pericoloso, ma perché motivato. Se uno fa una scelta, va fino in fondo. Mi sottovalutavano in tanti. Errore" afferma l’ex senatore dell'Idv Sergio De Gregorio, che ha ammesso  di essersi fatto comprare da Berlusconi per 3 milioni di euro per far cadere il governo Prodi. "Il mondo è cambiato, la valanga è solo all'inizio, mi auguro che altri facciano la loro operazione verità", dice ancora  in un'intervista a La Repubblica , puntando poi il dito soprattutto su Valter Lavitola: "E' in carcere da quasi un anno, il suo silenzio è inutile e inopportuno. Il sacrificio di sapere che la tua famiglia soffre e tuo figlio cresce senza di te, non ha prezzo. Non c’è denaro che tenga". E poi insiste precisando che l’ex premier lo ha "deluso, amareggiato, ma non ho rancore". Poi incita anche gli altri a parlare.

Operazione Libertà- Preferisce non fare i nomi di altri ma ecco cosa dichiara: "certo vedevo un attivismo enorme. Berlusconi in quel periodo si occupava solo di quello", ossia dell’Operazione Libertà, il tentativo di carpire le volontà dei senatori ed offrire loro di passare al Pdl. “Tutte le riunioni a Palazzo Grazioli erano finalizzate all'obiettivo. Se ne occupavano in tanti. E Lavitola ha guadagnato le sue buone referenze nell'Operazione. Devo dire che l'unico a crederci era Berlusconi. Mi colpì Fini, rassegnato: 'Ma facciamoceli questi anni di opposizione. Io e Pier Ferdi, cinque anni, anagraficamente, li possiamo reggere'" ha aggiunto. 

“Non ho chiesto sconti ai magistrati, andrò serenamente agli arresti e rifletterò sul disvalore di alcune mie condotte” ha dichiarato inoltre De Gregorio al Tg La7. 


Berlusconi: cambiare la legge elettorale, poi subito nuove elezioni


Cambiare la legge elettorale e poi tornare al voto. A pochi giorni dalle consultazioni elettorali, Silvio Berlusconi fa il punto della complicata situazione in cui si trova l’Italia e sembra non avere alcun dubbio sulla necessità di fare quella riforma della legge elettorale che non è riuscita a vedere la luce nella precedente legislatura.

Dopo aver incassato il due di picche dal centrosinistra sull’ipotesi di costituire un governissimo sull’insolito asse Pd-PdL, il Cavaliere traccia così la strada che vuole percorrere il Pdl. Anche perché “L'Italia rischia molto”, afferma. 


Berlusconi e i processi, diritti tv: “estraneo ad accuse”. De Gregorio? “costretto a mentire dai pm”


Gli impegni del Cavaliere sono davvero tantissimi in questo momento. Oltre alla delicata agenda politica che comprende l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, la necessità di trovare una maggioranza stabile per il Governo e la nomina del nuovo Presidente della Repubblica, Berlusconi si trova ad affrontare una scaletta processuale abbastanza impegnativa.

Processo Mediaset- L’iter prende ufficialmente il via stamattina, in Corte d’Appello, dove il procuratore generale Laura Bertolè Viale  ha chiesto la conferma della condanna a 4 anni di reclusione per Berlusconi per frode fiscale nella compravendita dei diritti tv Mediaset. La sentenza è stabilita per sabato 23 marzo. Per Fedele Confalonieri, invece, assolto in primo grado, è stata richiesta la condanna a 3 anni e 4 mesi di carcere.  Laura Bertolè Viale ha ribadito anche la richiesta di confermare la condanna già inflitta in primo grado all'uomo d'affari Frank Agrama, a tre anni di carcere, definendolo “l'alter ego e l'agente di Berlusconi”, il “socio occulto” del Cavaliere nella maxi truffa al fisco.

Dichiarazioni spontanee- Ecco allora che il Cavaliere, per la sua prima uscita pubblica dopo le elezioni, ha scelto proprio l’aula del tribunale milanese. Come è nel suo stile, Berlusconi invece di farsi interrogare, ha rilasciato dichiarazioni spontanee, attaccando prontamente i pm sia in aula che fuori. Parlando con i cronisti ha annunciato una manifestazione in piazza il 23 marzo ''contro l'attività di parte della magistratura''. C'è ''una parte di essa che utilizza la giustizia per combattere ed eliminare gli avversari politici che non si riescono ad eliminare con il sistema democratico delle elezioni. Che la nostra posizione sia forte nei confronti di una parte della magistratura che si comporta in questo modo è chiaro ed evidente e questa cosa l’ho già definita in maniera chiara: ho detto che è una patologia del nostro sistema, un cancro della nostra democrazia'', ha affermato.

Elezioni 2013, Regione Lazio: ecco la composizione del nuovo Consiglio


La Regione Lazio cambia volto. Con la vittoria netta di Nicola Zingaretti, che si è imposto sul candidato di centrodestra Francesco Storace con oltre 11 punti, ottenendo il 40,65% circa delle preferenze contro il 29,3% dell’ex governatore, i cittadini hanno chiaramente espresso il loro desiderio di cambiamento e di chiusura, una volta per tutte, con quegli scandali messi in atto da quei partiti che hanno “macchiato” in maniera indelebile l’immagine della regione. Al terzo posto c’è il Movimento 5 Stelle con Davide Barillari che si attesta al 20,2%, mentre la Lista civica di Giulia Bongiorno si ferma al 4,7%. Alessandro Ruotolo di Rivoluzione civile 2,2%. Stabilito quindi chi sarà il governatore, ora bisogna capire come sarà formato il Consiglio Regionale.

Novità, stabilità, discontinuità, buona politica. Questi i termini forti utilizzati dall'ex presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti durante la campagna elettorale e li ha ripetuti anche ieri, commentando la sua vittoria: "Sarò il presidente di tutti. E' una scelta politica che permetterà alla nostra Regione di riprendere il cammino verso la stabilità. La novità sono stati i tanti voti disgiunti - ha voluto sottolineare - Qui è passato un messaggio di fronte all'astensionismo e alla cattiva politica, qui ha vinto la buona politica che governerà per cinque anni questa Regione. E' stato un grande voto di discontinuità".

Ed è tenendo presente queste parole che si dovrà formare il nuovo Consiglio regionale del Lazio. Prima fra tutte, la discontinuità col passato. Sembra proprio che la promessa sia stata mantenuta. La composizione del Consiglio sarà ben diversa da quella della Giunta Polverini non solo per la nuova maggioranza di centrosinistra, ma anche per il ridotto numero di consiglieri e di gruppi regionali.

Per archiviare definitivamente la Pisana dei Fiorito e dei Maruccio, dal Consiglio spariscono i Verdi, i Radicali, l'Idv e l'Udc. In particolare, 28 seggi andranno al centrosinistra, 12 al centrodestra, 7 al Movimento Cinque Stelle e 2 alla Lista Bongiorno.


Elezioni Regionali Lazio 2013: aggiornamenti in diretta

Aggiornamenti ore 23.00: Nicola Zingaretti è il nuovo presidente della Regione Lazio. Il responso arriva in tarda serata, a spoglio non ancora concluso, dopo un lento scrutinio iniziato alle ore 14. Secondo l'ottava e ultima proiezione dell'Istituto Piepoli per la Rai, Nicola Zingaretti (centrosinistra) e' al 38,9% mentre Francesco Storace (centrodestra) al 29%Seguono Davide Barillari (Movimento 5 Stelle) al 21,4%, Giulia Bongiorno (centro) al 5% e Alessandro Ruotolo (Rc) al 2,1%. La proiezione si basa su una copertura del campione del 94,4%.
Scrutinate 4.315 sezioni su 5.267: secondo i dati del Viminale, Zingaretti è al 40,88% a più di 10 punti di vantaggio su Storace che è al 29,08%. Barillari è al terzo posto con il 20,38%. Bongiorno è al 4,61%. Ruotolo al 2,15. Tutti gli altri non raggiungono l'1%. 
I commenti del neoletto Nicola Zingaretti: "Un risultato bellissimo"."Da oggi sarò presidente di tutti i cittadini e di tutte le cittadine", dice emozionato dal palco del suo comitato elettorale, dedicando la vittoria alla moglie e alle due figlie con lui sul palco. "E' una scelta politica che permetterà alla nostra Regione di riprendere il cammino verso la stabilità. La novità sono stati i tanti voti disgiunti - ha sottolineato - Qui è passato un messaggio di fronte all'astensionismo e alla cattiva politica, qui ha vinto la buona politica che governerà per cinque anni questa Regione. E' stato un grande voto di discontinuità".
 "Il mio primo atto in giunta sarà quello di preparare un pacchetto che segni una discontinuità netta con il passato. Sulla trasparenza, sui tagli ai costi della politica", ha aggiunto."Eredito una Regione in condizioni disastrose. Se fosse un'azienda sarebbe in default con 22 miliardi di debito, una situazione sociale drammatica, aggravata dalle nomine a pochi giorni dal voto che francamente è una storia triste. Vorremmo cambiare e cambieremo anche in questo" ha affermato Zingaretti a margine della conferenza stampa al comitato elettorale al Tempio di Adriano.
Il leader della Destra Francesco Storace è stato il primo ad ammettere la sconfitta: alle 19.42 ha chiamato Zingaretti "per fargli gli auguri doverosi per la responsabilità che lo attende". In poco più di 40 giorni Storace ha fatto quello che ha potuto, provando ad allontanare l'ombra del caso Fiorito e a risollevare le sorti della coalizione di centrodestra che i sondaggi davano in grossa difficoltà. 

Elezioni politiche 2013: la coalizione di Berlusconi, aggiornamenti in diretta

Aggiornamento ore 00.30: meno di 150 mila voti dividono la coalizione del centrodestra da quella del centrosinistra alla Camera (scrutinate 60.841 sezioni su 61.446). Berlusconi è al 29,16%, Bersani al 29,56%.

Aggiornamento ore 23.03: attesa all'ultimo voto, Berlusconi con il 29,02% ad un passo da Bersani che è al 29,62%.

Silvio Berlusconi per ora tace, parlerà domani. Non nasconde comunque la soddisfazione ai suoi ospiti riuniti ad Arcore.
Angelino Alfano: nuove dichiarazioni. "E' chiaro che non c'è una maggioranza degli italiani a sostegno di Bersani". Poi ha aggiunto: "Durante la campagna elettorale ci siamo accorti del cambiamento di area. Ora siamo qui a constatare che siamo colazione di maggioranza relativa al Senato".
Aggiornamenti ore 22.00: la quarta proiezione dell'istituto Ipr per Mediaset vede affermarsi alla Camera la coalizione di centrosinistra (Pd-Sel e altri) con il 29,9%, mentre il centrodestra (Pdl-Lega e altri) è al 28,4%
Al Senato, nessuno avrebbe raggiunto la soglia dei 158 seggi per avere la maggioranza. Secondo la VII proiezione Istituto Piepoli per Rai (con copertura del campione 89,3%) al Senato la coalizione del centrosinistra è al 31%, la coalizione di centrodestra è al 30,4%Secondo la proiezione quindi, al Senato 113 seggi vanno alla coalizione di Centrodestra, 105 al Centrosinistra, 63 al Movimento 5stelle, 20 al centro con Monti per l'Italia.
Angelino Alfano: "Un risultato molto positivo, direi anche straordinario, del quale siamo molto soddisfatti".Così il segretario del Pdl commenta il risultato elettorale. "Un caloroso ringraziamento va nei confronti degli elettori che hanno creduto in noi" ha detto in conferenza stampa. "Ho sentito Berlusconi che ho ringraziato per la sua tenacia e per aver creduto nel successo. Noi oggi crediamo di essere la maggioranza relativa al Senato. Aspettiamo con serenità i risultati della Camera".
Aggiornamenti ore 20.00: inizia a farsi corposo il dato che emerge dallo scrutinio dei voti per la Camera dei Deputati, giunti a  25.930 sezioni su 61.446. I risultati ufficiali del Viminale premiano al momento il centrosinistra, che raggiunge il 31.4%, contro il 27.1% del centrodestra. Male la Lega Nord, sotto il 4%.

Lazio, Elezioni Regionali 2013: affluenza e aggiornamenti in diretta

Aggiornamenti ore 19.00: secondo i dati definitivi diffusi dal Viminale, ha votato il 72,11% (contro il 60,89% delle precedenti), confermando comunque l'aumento dell'affluenza. A Roma ha votato il 71,87% (59,19%).


Aggiornamenti ore 16.00: con la chiusura dei seggi sono giunti i primi instant poll. Per quanto riguarda il Lazio, sono state comunicate le percentuali riguardanti i principali candidati in lizza per la poltrona di Governatore. Il discorso sembrerebbe chiuso, con Nicola Zingaretti tra il 52 e il 54%, davanti e di molto a Francesco Storace, tra il 28 e 30% e Davide Barillaritra il 7 e 9%. Il condizionale è d'obbligo perchè bisognerà attendere domani per conoscere i risultati definitivi.
Lunedì 25 febbraio
Aggiornamenti ore 15.00: chiusi i seggi. Si conferma in aumento l'affluenza alle urne, anche per la giornata di oggi. Secondo i dati diffusi dal Viminale, ha votato il 74,21% (contro il 65,34% delle precedenti regionali). A Roma ha votato il 77,23% (contro il 65,09%). Per i risultati definitivi si dovrà attendere la giornata di domani, al termine delle operazioni di spoglio.
Domenica 24 febbraio
Aggiornamenti ore 22.00: si conferma in aumento l'affluenza per le regionali del Lazio rispetto alle precedenti. Alle 22 ha votato il 53,19% (contro il 43,39%). Le urne si riaprono domani, 25 febbraio, alle ore 7 e resteranno aperte fino alle ore 15.
Nella Capitale record di affluenza: ha votato il 53,95% (contro il 41,30% delle precedenti regionali).

Dimissioni Giannino: intervista a Massimiliano Sammarco, candidato di Fare per fermare il declino


Travolto dallo scandalo sui falsi titoli accademici, Oscar Giannino, a pochi giorni dalle elezioni politiche, si è dimesso da presidente di Fare per fermare il declino, la lista di cui è candidato premier e membro fondatore. Al suo posto il giovane avvocato ligure Silvia Enrico, che avrà il non facile compito di guidare il partito in un momento così delicato e complesso, in cui si rischia di perdere consensi.

Molti i commenti e le dichiarazioni su questa vicenda da parte dei candidati del movimento. C’è chi appoggia Giannino, chi invece gli rimprovera di aver tradito la fiducia. CorriereInformazione.it ha incontrato l’avvocato Massimiliano Sammarco, esperto di diritto tributario internazionale e candidato al Senato nella lista di Fare per le elezioni del 24 e 25 febbraio.

1-Avvocato Sammarco, qual è la sua opinione in merito alla decisione di Oscar Giannino di lasciare la presidenza di Fare per fermare il declino in seguito allo scandalo del falso Cv? Si sente deluso dal suo comportamento?

“Più che deluso sono rimasto sorpreso senza in realtà capire le vere motivazioni di questa sua azione. Una persona come Oscar non aveva assolutamente bisogno di dimostrare la sua grandissima preparazione professionale attraverso dei titoli universitari. Io personalmente mi sono avvicinato al movimento grazie a lui perché lo conoscevo per sue bellissime trasmissioni a radio 24. La mia immensa stima per la persona rimane comunque immutata e la condivisione delle sue idee altrettanto immutata”.


2- Giannino si è dimesso, ma rimane comunque candidato premier. In un’intervista a La7 ha dichiarato che se venisse eletto rinuncerà al seggio. Che ne pensa di questa sua affermazione?

“E’ una dimostrazione di coerenza, trasparenza e di infinita onesta intellettuale”.


Giannino, dimissioni a metà: “ecco perché ho mentito”. Silvia Enrico presidente di Fare


A quattro giorni dalle elezioni politiche, Oscar Giannino, dopo il caso delle infondati titoli accademici, ha annunciato ieri  le proprie dimissioni irrevocabili da presidente in direzione” di “Fare per fermare il declino”. Irrevocabili sì, ma a metà. La candidatura alla premiership del movimento rimane nelle sue mani, mentre le redini sono passate formalmente in capo a Silvia Enrico, il giovane avvocato ligure, laureata, lei per davvero. Questa la decisione della Direzione del partito. Anche se, come lo stesso Giannino ha garantito, in caso di approdo in Parlamento cederà il suo seggio al partito.

La stessa Enrico, al termine della direzione nazionale del movimento, ha spiegato che Giannino resta il candidato premier. ''Le dimissioni di Giannino? Me lo aspettavo, è successo quello che succede tra le persone perbene ma va distinto l'aspetto personale da quello politico. Oscar ha commesso un errore e ha presentato le dimissioni. Il movimento non è solo Oscar Giannino e c'è un nuovo modo di fare politica in Italia”.

Quali conseguenze per il movimento? La preoccupazione però che ora i suoi titoli farlocchi possano nuocere al movimento, a pochi giorni dalle urne, resta ben presente all’interno del movimento.
Secondo Silvia Enrico “il movimento può uscirne rafforzato perchè abbiamo dimostrato che facciamo la differenza. Lo scandalo è uscito dall'interno ed è stato risolto in modo trasparente e pubblico. Non immagino alcun leader che a tre giorni dal voto avrebbe rassegnato le dimissioni e detto di aver sbagliato. Quel pezzo di mondo etico che noi rivendichiamo e che invidiamo ai paesi esteri oggi è presente in Italia con Fare per fermare il declino''. Anche Massimo Giaconia, candidato alla Camera in Lombardia, ieri ha affermato che il sacrificio di Giannino potrebbero addirittura smuovere quel “20% di coloro che sono ancora indecisi”, incrementando così i consensi al movimento di cui rimane il volto.