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Ruby-ter, in arrivo una nuova inchiesta su Berlusconi

Non finiscono mai i guai giudiziari per Silvio Berlusconi. Dopo la recente condanna per frode fiscale nel processo sui diritti tv Mediaset, entro Natale potrebbe partire il "Ruby-ter", la terza tranche dell'indagine a suo carico nell'ambito della vicenda che coinvolge la giovane marocchina, Karima El Mahroug, meglio nota come Ruby Rubacuori.
Oltre al leader del Pdl, però, a finire questa volta nel registro degli indagati sarebbero anche alcuni testimoni sentiti nei precedenti processi, tra cui molte "olgettine", e i suoi legali, Piero Longo e Niccolò Ghedini.
Ruby e Ruby-bis- La Procura di Milano aprirà la nuova inchiesta dopo il deposito delle motivazioni delle sentenze "Ruby" e "Ruby-bis". Mentre nel primo processo l'ex premier era stato condannato a sette anni di reclusione per prostituzione minorile e concussione per costrizione, nel secondo processo, il cosiddetto "Ruby-bis", Lele Mora ed Emilio Fede sono stati condannati a sette anni di reclusione e Nicole Minetti a cinque, per induzione e favoreggiamento della prostituzione anche minorile.
Ruby-ter- Secondo quanto si è appreso in ambienti della Procura, la nuova indagine dovrebbe essere suddivisa in tre filoni: uno sulle false testimonianze, che coinvolgerebbe le cosiddette "olgettine" ed altri, uno sulla possibile corruzione in atti giudiziari, subornazione dei testi o intralcio alla giustizia relativa a Silvio Berlusconi, e un terzo su presunte irregolarità nelle indagini difensive che riguarda Longo e Ghedini.

Sentenza Mediaset, depositate le motivazioni: “Berlusconi ideatore di sistemi illeciti” (il testo)

E’ stato Silvio Berlusconi ad ideare il sistema per evadere il fisco. Lo hanno scritto i giudici della Corte di Cassazione nella motivazioni della sentenza n. 35729/13, che ha confermato la condanna per il leader del Pdl, lo scorso primo agosto, a quattro anni per frode fiscale nell’ambito del processo diritti Tv Mediaset.  Riguardo alla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, fissata in 5 anni dai giudici del merito, la Suprema Corte aveva invece deciso di rinviare la sentenza di II grado ad un’altra sezione della Corte d'appello affinchè venga rideterminata.

Ideatore di sistemi illeciti- Silvio Berlusconi non sarebbe stato altro che l’“ideatore del meccanismo del “giro” dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo”.

Depositate poco dopo le 12, le motivazioni della sentenza, che si compone di 208 pagine, sono state firmate da tutto il collegio dei giudici della Cassazione e non solo dal relatore, come è consuetudine. Si tratta di Amedeo Franco, Claudio D’Isa, Ercole Aprile, Giuseppe De Marzo, a cui segue la firma del presidente Antonio Esposito. Secondo la Cassazione, infatti, é “pacifica e diretta riferibilità a Berlusconi della ideazione, creazione e sviluppo del sistema che consentiva la disponibilità del denaro separato da Fininvest e occulto”.

I giudici, riesaminando tutti i motivi di ricorso presentati dai legali, nonchè le motivazioni dei pronunciamenti dei giudici di primo e secondo grado e confermando quindi le loro conclusioni, sostengono che Berlusconi, “conoscendo perfettamente il meccanismo, ha lasciato che tutto proseguisse inalterato, mantenendo nelle posizione strategiche i soggetti dal lui scelti che continuavano a occuparsi della gestione in modo da consentire la perdurante lievitazione dei costi di Mediaset a fini di evasione fiscale”.


"Responsabile anche dopo la dismissione delle cariche". I personaggi chiave della vicenda Mediaset sono stati "mantenuti sostanzialmente nelle posizioni cruciali anche dopo la dismissione delle cariche sociali da parte di Berlusconi e in continuativo contatto diretto con lui". Per cui "la mancanza in capo a Berlusconi di poteri gestori e di posizione di garanzia nella società non è dato ostativo al riconoscimento della sua responsabilità", si legge ancora nella sentenza.

Berlusconi e i processi, diritti tv: “estraneo ad accuse”. De Gregorio? “costretto a mentire dai pm”


Gli impegni del Cavaliere sono davvero tantissimi in questo momento. Oltre alla delicata agenda politica che comprende l’elezione dei presidenti di Camera e Senato, la necessità di trovare una maggioranza stabile per il Governo e la nomina del nuovo Presidente della Repubblica, Berlusconi si trova ad affrontare una scaletta processuale abbastanza impegnativa.

Processo Mediaset- L’iter prende ufficialmente il via stamattina, in Corte d’Appello, dove il procuratore generale Laura Bertolè Viale  ha chiesto la conferma della condanna a 4 anni di reclusione per Berlusconi per frode fiscale nella compravendita dei diritti tv Mediaset. La sentenza è stabilita per sabato 23 marzo. Per Fedele Confalonieri, invece, assolto in primo grado, è stata richiesta la condanna a 3 anni e 4 mesi di carcere.  Laura Bertolè Viale ha ribadito anche la richiesta di confermare la condanna già inflitta in primo grado all'uomo d'affari Frank Agrama, a tre anni di carcere, definendolo “l'alter ego e l'agente di Berlusconi”, il “socio occulto” del Cavaliere nella maxi truffa al fisco.

Dichiarazioni spontanee- Ecco allora che il Cavaliere, per la sua prima uscita pubblica dopo le elezioni, ha scelto proprio l’aula del tribunale milanese. Come è nel suo stile, Berlusconi invece di farsi interrogare, ha rilasciato dichiarazioni spontanee, attaccando prontamente i pm sia in aula che fuori. Parlando con i cronisti ha annunciato una manifestazione in piazza il 23 marzo ''contro l'attività di parte della magistratura''. C'è ''una parte di essa che utilizza la giustizia per combattere ed eliminare gli avversari politici che non si riescono ad eliminare con il sistema democratico delle elezioni. Che la nostra posizione sia forte nei confronti di una parte della magistratura che si comporta in questo modo è chiaro ed evidente e questa cosa l’ho già definita in maniera chiara: ho detto che è una patologia del nostro sistema, un cancro della nostra democrazia'', ha affermato.

Processo Mediaset, no al legittimo impedimento: la difesa di Berlusconilascia l’aula

Qualcosa alla fine si è ottenuto. Slitta al prossimo 8 febbraio il processo d'appello sui diritti tv di Mediaset, che vede Silvio Berlusconi condannato in primo grado a 4 anni per frode fiscale. Lo hanno deciso i giudici della seconda Corte d'appello di Milano, trovatisi in una situazione di stallo per l’atto di ribellione degli avvocati, che hanno abbandonato l'aula dopo che si sono visti negare il legittimo impedimento presentato da Berlusconi, con l’ordine all’accusa di procedere con la requisitoria.

Gli avvocati hanno motivato così la decisione: ''Questa Corte d'appello si è resa protagonista di una grave lesione dei diritti di difesa. Noi con la nostra presenza in aula non possiamo più legittimare questo comportamento'', ha spiegato Ghedini, precisando che in 30 anni di carriera ''non ho mai fatto un gesto di questo genere''.  “ In 15 anni di difesa di Berlusconi sempre era stata concessa la sospensione dei processi per consentire lo svolgimento della campagna elettorale. Non mi era mai accaduto, ma sono costretto ad abbandonare quest’aula” ha aggiunto Ghedini prima di alzarsi e togliere la toga.

No al rinvio per legittimo impedimento- I giudici di Milano avevano infatti respinto l’istanza di rinvio per legittimo impedimento del processo Mediaset presentata dai difensori del Cavaliere, spiegando che gli impegni indicati dall'ex premier non possono essere considerati ''impedimenti assoluti e concreti''. Il leader del Pdl nel fare istanza aveva indicato come impegni una riunione con gli europarlamentari e nel pomeriggio la presentazione dei candidati alle politiche della circoscrizione Lazio.

Ghedini e Longo sono stati sostituiti da un avvocato nominato d'ufficio. Gli altri avvocati hanno abbandonato l'aula per "spirito di solidarietà nei confronti dei colleghi Ghedini e Longo" e sono stati sostituiti da un secondo legale, nominato d'ufficio a rappresentare tutti gli imputati.