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Natura giuridica del provvedimento amministrativo e cause di invalidità ai sensi della legge 241/90



Il provvedimento amministrativo è l’atto tipico con il quale la Pubblica amministrazione realizza, tramite esercizio di un potere discrezionale, la cura dell’interesse pubblico assegnatole dalla legge. Questa sommaria definizione del provvedimento amministrativo consente, tuttavia, di individuare alcuni tratti caratterizzanti utili ai fini della corretta individuazione della natura giuridica.
Muovendo dal dato di fondo, quello cioè in ragione del quale alla Pubblica amministrazione spetta il compito fondamentale di provvedere alla cura dell’interesse pubblico che alla stessa viene specificamente assegnato dalla legge, in tale ottica si individuano molteplici strumenti attraverso i quali si persegue l’obiettivo predetto.
Senza trascurare l’importanza di altre forme di intervento ( attività materiali, atti posti in essere iure privatorum ), l’Amministrazione opera prevalentemente attraverso atti amministrativi qualificabili, secondo parte della dottrina, come manifestazioni di volontà, di conoscenza, di giudizio o di natura mista aventi rilevanza esterna e posti in essere nell’esercizio di pubbliche funzioni.
Nell’ambito di tale categoria si inseriscono i “provvedimenti” da intendersi come atti amministrativi posti in essere attraverso l’esercizio di un potere discrezionale e destinati ad incidere in maniera autoritativa e costitutiva a seconda dei casi con effetti favorevoli ( provvedimenti ampliativi ) o con effetti limitativi ( provvedimenti restrittivi ).

Ciò che vale a caratterizzare anzitutto il “provvedimento amministrativo” è la natura discrezionale del potere esercitato dalla Pubblica Amministrazione. Si è soliti utilizzare il concetto di “discrezionalità amministrativa” per distinguerla dalla “discrezionalità tecnica” in ragione delle diverse valutazioni che la stessa amministrazione opera ai fini dell’emanazione del provvedimento.
Parte della dottrina più risalente ha ritenuto che si ha discrezionalità amministrativa quando la norma attributiva del potere si è limitata ad individuare l’interesse pubblico da realizzare, lasciando alla scelta amministrativa il compito di selezionare, tra una pluralità di comportamenti ugualmente leciti ed ugualmente rispondenti alla causa giustificatrice del potere, quello più idoneo a soddisfare l’interesse pubblico.
Senza sottovalutare l’importanza dell’interesse pubblico alla cui cura l’attività amministrativa è indirizzata, più di recente la dottrina ha sottolineato l’importanza di tutti interessi coinvolti ( pubblici e privati ) attribuendo alla discrezionalità il compito di contemperare all’interno di un’attività procedimentalizzata ( procedimento amministrativo ) l’interesse pubblico primario con gli interessi privati secondari.
La ponderazione richiede una specifica correlazione di tutti gli elementi presi in considerazione in modo tale da realizzare la cura migliore dell’interesse pubblico assicurando, nello stesso tempo, il sacrificio minore degli altri interessi coinvolti.
Componente fondamentale quindi del provvedimento è la volontà da intendersi come volontà procedimentalizzata. L’atto scaturisce a conclusione di un procedimento espressamente disciplinato dalla legge ( Legge n. 241/90 ) ed assume forma e sostanza secondo gli schemi individuati in generale dalla legge ( nominatività e tipicità del provvedimento ).
In presenza di tutti gli elementi prescritti dalla legge il provvedimento si suole qualificare come perfetto. Alla perfezione segue l’efficacia intesa come idoneità astratta del provvedimento a produrre gli effetti per il perseguimento dei quali è stato adottato.
Ad essi si aggiunge quello che verosimilmente costituisce, sotto il profilo dell’operatività, il tratto maggiormente caratteristico del provvedimento, dato cioè dalla esecutività dello stesso in forza dell’imperatività, con possibilità per l’amministrazione di introdurre nella sfera giuridica altrui un regolamento di interessi senza necessità di ottenere il previo consenso o collaborazione del soggetto titolare della stessa. La costituzione di un nuovo rapporto prescinde da qualsivoglia manifestazione di volontà di altro soggetto diverso dall’amministrazione procedente alla quale la legge riserva, nell’ottica di cura e tutela dell’interesse pubblico, la possibilità di incidere autoritariamente nella sfera giudica altrui.
In ragione di queste caratteristiche alcuni Autori sottolineano la specificità ed individualità del provvedimento amministrativo qualificandolo come vera e propria norma particolare che vale a regolare il singolo rapporto giuridico instauratosi tra l’Amministrazione ed il cittadino destinatario dello stesso.
Come si evince, l’attività amministrativa trova il suo fondamento e le linee guida nella legge. In tal senso, si parla di legittimità del provvedimento amministrativo per sottolinearne l’assoluta conformità al precetto normativo.
Può tuttavia accedere che ci si trovi in presenza di un provvedimento adottato in difformità dal paradigma normativo; in tal caso la dottrina utilizza l’espressione invalidità da intendersi come categoria generale nell’ambito della quale si suole distinguere “nullità” ed “annullabilità” del provvedimento.

La nullità trova oggi espressa regolamentazione nell’art. 21-septies della legge 241/90 per il quale “ è nullo il provvedimento amministrativo che manca degli elementi essenziali, che è viziato da difetto assoluto di attribuzione, che è stato adottato in violazione o elusione del giudicato, nonché negli altri casi espressamente previsti dalla legge” .

Tradizionalmente, stante la gravità delle situazioni rappresentate dalla norma, la nullità del provvedimento amministrativo costituisce la forma di invalidità numericamente meno frequente. Più ricorrenti sono invece le ipotesi di annullabilità, disciplinate dall’art. 21-octies della legge 241/90, il quale prevede al primo comma che “ è annullabile il provvedimento amministrativo adottato in violazione di legge o viziato da eccesso di potere o da incompetenza”.
La disciplina dell’annullabilità dell’atto amministrativo si rinviene originariamente nella c.d. legge Crispi ( legge 31 marzo 1889 n. 5992 ) istitutiva della IV sezione del Consiglio di Stato. Nel corso del tempo i tradizionali vizi in cui si sostanzia l’annullabilità del provvedimento amministrativo ( violazione di legge, incompetenza ed eccesso di potere ) sono stati oggetto di richiamo nell’art. 26 del Testo Unico delle leggi sul Consiglio di Stato ( r.d. 26/06/1924 n. 1054 ) e negli artt. 2 e 3 della legge 6/12/1971 n. 1034 istitutiva dei Tribunali Amministrativi Regionali.
Nella prima formulazione della legge n. 241/90 precedentemente richiamata non si aveva alcun riferimento in tal senso. Solo con la novella realizzata tramite legge n. 15 del 2005 è stato introdotto l’art. 21-octies nel quale si richiama espressamente il concetto di annullabilità ed i tre vizi in ragione dei quali può essere disposta.
Nell’analizzare gli elementi che generano siffatta patologia, può essere opportuno muovere dalla “violazione di legge”, in quanto ritenuta generalmente categoria residuale; sussiste il vizio in esame qualora il provvedimento amministrativo differisce dal paradigma normativo di riferimento sotto il profilo formale, procedimentale, contenutistico, per difetto dei presupposti legali ovvero violazione dei criteri di economicità, efficacia e pubblicità.
Alcuni Autori distinguono due categorie:
a) mancata applicazione, in quanto l’Autorità amministrativa ha disapplicato una normativa vigente;
b) falsa applicazione, nelle ipotesi in cui l’Autorità amministrativa applica la norma con riferimento ad una ipotesi dalla stessa non contemplata.
Nel distinguere il vizio in oggetto dall’eccesso di potere ( così come verrà illustrato infra ), si sottolinea il fatto di come verosimilmente il discrimen vada individuato nel maggiore o minore grado di specificità della norma che si assume violata; nella violazione di legge si ha difformità dell’atto rispetto a disposizioni puntuali, nell’eccesso di potere essenzialmente da principi giuridici.
Opportunamente, occorre ricordare come negli ultimi anni il confine si sia notevolmente spostato a favore del vizio di violazione di legge attraverso la “codificazione” dei principi la cui violazione comporta annullamento del provvedimento per violazione di legge e non più per eccesso di potere ( es. criteri di economicità, efficacia e pubblicità oggi richiamati espressamente dall’art. 1 della legge 241/90. ).
La giurisprudenza ha sottolineato che la violazione di legge ( intendendosi per legge qualsivoglia disposizione normativa sia comunitaria che interna, di rango superprimario, primario e secondario ) comporta l’annullamento del provvedimento in ragione di un giudizio amministrativo di impugnazione. Ne consegue pertanto che pur in presenza di un vizio qual è quello di cui trattasi, l’efficacia dell’atto permane fino a quando non si realizza il suo annullamento da parte del giudice o ad opera della stessa amministrazione ( in sede giustiziale o di autotela ). Ricorre quindi l’onere per il soggetto leso dal provvedimento così viziato di impugnarlo entro il termine perentorio al fine di far accertare l’illegittimità e di ottenerne l’annullamento, non essendovi alcuna possibilità per il giudice amministrativo di sancirne l’inefficacia, prescindendo dalla sua rituale impugnazione in giudizio ( Consiglio di Stato sez. V°, 10/01/2003 n. 35 ).
Altro vizio che determina tradizionalmente l’annullamento del provvedimento amministrativo è l’incompetenza. Questa può essere definita come una forma qualificata di violazione di legge. Essa ricorre nelle ipotesi in cui l’atto viene emanato da un organo amministrativo diverso da quello che per legge ha la potestà di provvedere. Deve comunque trattarsi di autorità appartenente allo stesso ordine di poteri, allo stesso settore di amministrazione e investita di poteri di analoga natura. Nelle ipotesi in cui l’atto viene invece posto in essere da autorità appartenenti ad altro ordine di poteri rispetto a quelli ai quali viene assegnato dalla legge, il provvedimento non è annullabile ma nullo, in quanto affetto, come detto, da incompetenza assoluta.
Tradizionalmente vengono distinte le seguenti figure:
a) incompetenza per materia: l’autorità, pur possedendo la potestà che è stata esercitata non ha la possibilità di provvedere in quanto singole materie vengono attribuite alla cura di un Ente ovvero di un complesso organizzatorio.
b) incompetenza per valore: ricorre nei casi in cui il funzionario che adotta il provvedimento supera i limiti di importo imposti alla sua qualifica in quanto, specie nell’ambito dei rapporti gerarchici, la competenza per l’emanazione di determinati atti viene riservata alla competenza di un singolo organo.
c) incompetenza per grado: anch’essa tipica dei rapporti gerarchici, discende dalla violazione delle regole che riservano l’adozione di determinati atti ad organi di un certo grado, con adozione dell’atto ad opera dell’autorità inferiore piuttosto che quella superiore o viceversa.
d) incompetenza per territorio: l’atto viene adottato da un’autorità territorialmente non competente, in violazione delle norme che delimitano territorialmente le sfere di competenza.
Alle ipotesi di incompetenza in senso classico, dottrina e giurisprudenza accostano altre due ipotesi date dall’incompatibilità e dall’ irregolare composizione dell’organo collegiale.
Con riferimento alla prima figura ( incompatibilità ) costituisce consolidato indirizzo interpretativo, quello in base al quale le situazioni di conflitto di interesse non sono tassative ma possono essere rinvenute di volta in volta, in relazione alla violazione dei principi di imparzialità e buon andamento sanciti dall’art. 97 Cost. Al fine di evitare che la situazione possa anche soltanto far dubitare che il componente di un organo amministrativo non assume una posizione di assoluta serenità ed imparzialità nel giudizio, occorre che il funzionario si astenga in presenza di siffatte situazioni. In mancanza, si sono avuti significativi arresti giurisprudenziali nei quali, accertata la sussistenza di una situazione di incompatibilità, il provvedimento adottato è stato annullato.
Con riferimento alla figura dell’irregolare composizione degli organi collegiali, in materie di procedura di gara, l’invalidità della commissione giudicatrice si traduce in un radicale difetto di legittimazione ad operare della commissione, con conseguente illegittimità di tutte le operazioni compiute e degli atti adottati dalle stesse.
Passando ora alla trattazione del terzo ( e tradizionalmente più ricco di problematiche ) vizio in ragione del quale può essere disposto l’annullamento del provvedimento amministrativo, si può dire anzitutto che l’eccesso di potere rappresenta il tipico vizio della discrezionalità. Nei casi in cui il provvedimento è vincolato sia per quanto riguarda l’emanazione, sia per il contenuto, non ricorre alcun apprezzamento che può essere effettuato dall’Amministrazione limitandosi la stessa ad applicare la legge.
Un discorso a parte può essere fatto con riferimento agli atti emanati in base ad giudizio di discrezionalità tecnica; in questi casi si ha comunque un sindacato ad opera del giudice amministrativo in ordine alla congruità e ragionevolezza delle valutazioni operate dalla Pubblica Amministrazione.
Per completezza occorre sottolineare che l’eccesso di potere è pur sempre un vizio di legittimità e come tale va nettamente distinto dai “vizi di merito” che attengono al diverso profilo della opportunità, della convenienza e dell’adeguatezza dell’atto. Si ha sempre un confronto obiettivo fra l’atto e il precetto non scritto che presiede alla discrezionalità e si prescinde dalla valutazione circa l’idoneità dell’atto a realizzare l’obiettivo per il quale è stato posto in essere.
Ai tempi della legge Crispi, per eccesso di potere si intendeva lo straripamento di potere, da intendersi quale incompetenza assoluta caratterizzata da particolare gravità. Nel corso del tempo la giurisprudenza del Consiglio di Stato iniziò a riflettere sul concetto di “sviamento” del potere, ovvero l’esercizio dello stesso per finalità diverse da quelle per le quali viene attribuito dalla legge. La dottrina più recente ritiene sussista eccesso di potere quando la facoltà di scelta spettante all’amministrazione non è esercitata correttamente. Esso nasce quindi in violazione di quelle prescrizioni che presiedono allo svolgimento della funzione e non sono identificabili in via generale astratta. Tali regole si sostanziano nel principio di logicità-congruità applicato al caso concreto, tenendo conto degli interessi primari da perseguire, degli interessi secondari coinvolti e della situazione di fatto.
La difficoltà di inquadrare correttamente il concetto di eccesso di potere ha indotto nel corso del tempo la giurisprudenza ad elaborare quelle che comunemente vengono qualificate come “ figure sintomatiche”.
Si possono quindi ricordare:
a) lo sviamento dall’interesse pubblico: ricorre nei casi in cui l’atto sia determinato da un interesse diverso da quello pubblico, che può essere di natura privata riconducibile all’agente ovvero a terzi soggetti;
b) lo sviamento dalla causa tipica: si ha quando l’atto, pur tendendo ad un fine pubblico, persegue un fine ulteriore e diverso rispetto a quello per il quale è stato conferito il potere;
c) contraddizione tra motivazione e dispositivo ovvero tra varie parti della motivazione: ricorre nelle ipotesi in cui manca un nesso logico tra le premesse della motivazione e le conseguenze tratte nel dispositivo ovvero sussiste contraddittorietà tra le parti della motivazione stessa.
d) contraddizione con precedenti manifestazioni di volontà: il provvedimento si pone in contraddizione con precedenti manifestazioni di volontà della stessa amministrazione;
e) travisamento dei fatti, qualora sia assunto a presupposto dell’agire un fatto o una situazione che non esiste nella realtà, ovvero, viceversa, si suppongono inesistenti fatti che invece risultano provati come sussistenti.
f) disparità di trattamento tra situazioni simili ( anche se per alcuni autori si tratta di violazione di legge con riferimento all’art. 3 e 97 della Cost. ) ricorre nelle ipotesi in cui, in presenza di situazioni analoghe, l’Amministrazione adotta provvedimento discriminatori in violazione del principio di eguaglianza.
g) violazioni di circolari, di ordini e di istruzioni di servizio, nonché il mancato rispetto della prassi amministrativa.
A questa sommaria disamina dei vizi di legittimità, in ragione dello stretto collegamento che si ha nell’ambito del diritto amministrativo tra questioni sostanziali e processuali, occorre ricordare alcuni aspetti particolarmente rilevanti in materia di annullamento del provvedimento amministrativo.
L’art. 29 del D. Lgs. 2 luglio 2010 n. 104 ( codice del processo amministrativo ) nel disciplinare l’azione di annullamento prevede il termine di decadenza di 60 giorni.
Decorsi i termini prescritti dall’art. 29 il provvedimento amministrativo diventa inoppugnabile ed eventuali vizi di illegittimità non possono più esser fatti valere innanzi all’Autorità Giudiziaria. Il provvedimento continua a produrre effetti giuridici ed è parte integrante dell’ordinamento giuridico.
La Corte Costituzionale ha sottolineato che questo principio non viola l’art. 24 della Cost. e si pone in linea con l’art. 97 Cost. poiché il principio della certezza delle situazioni giuridiche è funzionale al buon andamento della pubblica amministrazione.
Nelle ipotesi in cui il ricorso sia, al contrario, tempestivamente proposto al Tribunale Amministrativo Regionale, a conclusione del processo, qualora il giudice accolga le richieste del ricorrente, si avrà una sentenza di merito ai sensi dell’art. 34 C.p.a. con conseguente annullamento in tutto o in parte del provvedimento impugnato.

Stefano Bartoloni

Obesità infantile? E’ colpa della pubblicità: limitare gli effetti nocivi del marketing alimentare

I bambini ingrassano? E’ colpa della pubblicità. Lo sostiene  l’Organizzazione Mondiale della Sanità che senza mezzi termini ha puntato il dito contro le multinazionali produttrici di junk food, i cibi ad alto contenuto di grassi saturi, sale e zuccheri, che fin dalla prima infanzia bombardano i bambini con campagne pubblicitarie a tappeto, veicolando quindi immagini di hamburger appetitosi, patatine fritte e dolci ipercalorici a base di panna e cioccolato.

L’Oms chiede pertanto controlli più severi sulle pubblicità che appaiono in tv, ma anche sui nuovi media. La promozione di cibi "spazzatura” è stata infatti riconosciuta come uno dei fattori di rischio per l'obesità infantile e altre malattie croniche legate alla dieta (ad esempio, la massa grassa in giovane età aumenta sensibilmente il rischio di diabete in età adulta). Il problema interessa ormai gran parte dei Paesi industrializzati, compresa l’Italia, dove il 36% dei bambini in età scolare è in sovrappeso. Non è la prima volta che l’Oms affronta il problema: già nel 2011 aveva emanato un elenco di 12 punti per contrastare la dilagante obesità infantile e proteggere i più piccoli dal marketing.

Gli effetti nocivi degli spot- Secondo alcuni studi, sembra infatti che l’influenza delle pubblicità produrrebbe i suoi effetti nocivi già nei primissimi anni di vita. I bambini sono la categoria più facilmente condizionabile dagli spot pubblicitari perché non sono perfettamente in grado di distinguere la finzione dalla realtà. I bimbi esposti alle varie attività promozionali sarebbero quindi in grado di imparare a riconoscere marchi e loghi già prima dei quattro anni, familiarizzando con essi e diventando in questo modo più inclini a un loro consumo eccessivo. L'Institute of Medicine statunitense afferma infatti che, a partire dai 2 anni di età, i bambini americani, essendo già in grado di ricordare il nome dei prodotti, preferiscono gli spot del junk food, e consumano tale cibo in proporzione all'intensità della pubblicità. Un effetto che, come sottolinea poi l’Oms, renderebbe tali spot spot uno dei fattori di rischio per la diffusione dell’obesità infantile.

Il marketing alimentare- Molto contestabili sono quindi le “armi” utilizzate dal marketing alimentare per catturare l’attenzione dei piccoli consumatori. I bambini, essendo molto influenzabili dagli spot, riescono anche ad influenzare gli acquisti e i consumi dell’intera famiglia. Molte industrie infatti, nel promuovere i prodotti pensati per i bambini, utilizzano la tecnica di renderli apprezzabili anche per i genitori, esaltandone ad esempio alcune caratteristiche nutrizionali.

Altra tecnica sempre più usata dalle aziende alimentari è quella di rendere l’intera famiglia protagonista degli spot, rinforzando in questo modo il concetto di approvazione del prodotto anche da parte dei più grandi.

Inoltre, come spiega il dott.Antonio Lupo, medico (Comitato Amig@s Sem Terra Italia), quando i ragazzi hanno già sviluppato la capacità di discriminare i contenuti commerciali e iniziano a considerare criticamente gli input che ricevono, e questo avviene dopo i 12 anni, le strategie pubblicitarie diventano molto più sofisticate. In generale, le aziende tendono a legare gli adolescenti al “brand” attraverso la promozione di stili di vita, mostrando personaggi famosi che usano quella marca, con gli sms, o attraverso gruppi di coetanei pagati dalle aziende per diffondere informazioni sui prodotti senza che gli interlocutori capiscano che si tratta di pubblicità (il “marketing virale”).


Oggi poi non è soltanto la televisione il campo di battaglia privilegiato dalla pubblicità, ma anche Internet, sostiene l’Ogm, che è pertanto ugualmente responsabile. Infatti, l'industria del cibo utilizza sempre più spesso i nuovi media come nuovi canali pubblicitari per raggiungere i bambini, anche perché più economici, tra cui spiccano i social network e le applicazioni per cellulari. 

Omicidio Meredith, Cassazione: “forse gioco erotico finito male”, Guede non agì da solo

L'omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia nel novembre 2007, potrebbe essere stato conseguenza di un "un gioco erotico spinto di gruppo, che andò deflagrando, sfuggendo al controllo". Lo scrive la prima sezione penale della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza, che lo scorso 25 marzo ha annullato con rinvio le assoluzioni pronunciate in appello per Amanda Knox e Raffaele Sollecito, e che è stata depositata oggi 18 giugno.
La sentenza sembra accogliere pienamente le conclusioni alle quali erano giunti i giudici di primo grado, quando condannarono i due ragazzi, rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. 
Secondo la Cassazione, che ha ordinato una nuova valutazione alla Corte di Assise d'Appello di Firenze, sono stati completamente "sottovalutati" gli indizi a carico di Amanda e Raffaele. La prima sezione penale  dice che "il giudice del rinvio dovrà porre rimedio, nella sua più ampia facoltà di valutazione, agli aspetti di criticità e contraddittorietà, operando un esame globale e unitario degli indizi".
Questa "valutazione osmotica sarà decisiva non solo a dimostrare la presenza dei due imputati nel locus commissi delicti, ma ad eventualmente delineare la posizione soggettiva dei concorrenti di Rudy Guede", l'ivoriano condannato definitivamente a 16 anni di reclusione con rito abbreviato.

Secondo i giudici infatti, Guede non ha agito da solo, proprio perche condannato "per concorso in omicidio della giovane studentessa". La pronuncia impugnata  “presta il fianco al lamentato vizio di violazione di legge e di difetto di adeguata motivazione nel passaggio cruciale della ricostruzione del fatto che attiene alla presenza di concorrenti nel reato, nell'abitazione nella disponibilità oltre che della vittima, della sola Knox, in quella  maledetta serata, profilo che non va sicuramente inteso in un automatismo probatorio, ma che costituisce un segmento significativo nell'itinerario costruttivo" scrive ancora la Cassazione.

Riccometro in arrivo, ecco come sarà il nuovo Isee: addio ai furbetti del Welfare

Dopo il redditometro e lo spesometro, arriva anche il nuovo riccometro. E’ il nuovo strumento, già varato dal governo Monti, per beccare i furbetti del Welfare, quelli cioè che usufruiscono di servizi sociali senza averne diritto rubandolo invece a chi ne ha realmente bisogno; detto in altre parole, si tratta di un modo per stanare che coloro che, pur vivendo agiatamente, riescono a scalare le graduatorie e ad accaparrarsi servizi sociali, borse di studio e posti in asili nido. In sostanza, uno strumento attraverso cui il governo Letta, ereditando l’idea dal precedente esecutivo, si pone l’obiettivo di rendere più chiaro e trasparente l'accesso a tali servizi.

E’ stata infatti licenziata ieri dalla Conferenza Stato-Regioni, dopo mesi di lunghi tira e molla, la riforma dell’Isee, l'indicatore della situazione economica equivalente, più semplicemente noto come “riccometro”.  Presentato a Roma dai ministri degli Affari regionali e del Welfare Graziano Delrio ed Enrico Giovannini, insieme a Vasco Errani, il presidente dell'Unione Province Italiane, Antonio Saitta, e Alessandro Cattaneo, presidente facente funzioni dell'Anci e sindaco di Pavia, il nuovo indicatore della situazione economica equivalente, sotto forma si Dpcm, passerà adesso all'attenzione delle commissioni parlamentari, ma solo per un parere. Poi a breve arriverà l'ok definitivo del Governo, come ha assicurato il Ministro del lavoro  Giovannini, che punta molto sul nuovo Isee anche per graduare l’esenzione dall’Imu sulla prima casa e quella dai ticket sanitari. 

Giovannini si è augurato infatti “che il Parlamento esprima il più presto possibile il parere necessario. Ogni giorno, con il vecchio Isee, siamo in condizioni subottimali, prima questo strumento passa, prima diventa reale. Un giorno in più con il vecchio sistema è un giorno in più di ingiustizia”. Dopo 15 anni, il vecchio Isee, ha mostrato infatti tutti i suoi difetti.

Al contrario, “il nuovo Isee è uno strumento di equità e, crediamo, di giustizia che permette di uscire da un vizio tutto italiano: il fatto che non si pensi che, fruendo di prestazioni agevolate, si tolga questo diritto ad altri, che ne hanno realmente bisogno”, ha detto il ministro Delrio durante la conferenza stampa di presentazione del provvedimento.

Ma cosa cambia con il nuovo Isee? Ecco le novità principali.

Uno dei cambiamenti più significativi è che non si terrà conto solo del reddito dichiarato nel 730 e gli immobili, ma di tutte le entrate. Nel calcolo entrano ora anche depositi e conti bancari, Bot, obbligazioni, azioni e patrimoni dati in gestioni, comprese le rendite finanziarie in genere. E inoltre gli assegni per i figli, le pensioni di invalidità o le borse di studio. Anche il patrimonio immobiliare contribuirà ad alzare il reddito, mentre si potrà portare in detrazione l’assegno al coniuge.

Non basteranno più le autocertificazioni sul conto in banca, nascondendo dal calcolo i risparmi e sostenendo quindi di non avere un conto in banca. E’ l’espediente usato dall’80% degli italiani, ma al Sud sono il 96%. Esse andranno infatti incrociate con la banca dati del Fisco e Inps. E' previsto un vero e proprio "setaccio elettronico" per stanare i furbetti che presentano a comune, asl, università ed enti dichiarazioni non vere. 

Nel mirino del Fisco entreranno anche le auto di lusso, le moto di grossa cilindrata, gli yacht, che faranno guadagnare punti e spingeranno in alto l'indice del Riccometro, rendendo più difficile l'accesso ai benefici del welfare.  In sostanza, a rimanere fuori dai servizi sociali saranno tutti quei contribuenti con bassi redditi Irpef, ma che hanno poi auto di lusso, barche e moto under 500cc. 



Facebook in calo tra gli adolescenti, ma è boom di Twitter

Roma  - Facebook in declino? Forse è ancora troppo presto per dirlo, ma qualcosa sta cambiando e gli adolescenti americani iniziano a snobbarlo. Ci sono troppi adulti su Facebook e le condivisioni sono eccessive. Ecco perché i teenager statunitensi non lo apprezzano più come un tempo. E’ quanto emerge da un'indagine di Pew Research Center's Internet & American Life Project, realizzata in collaborazione con l'Harvard's Berkman Center for Internet & Society, che ha coinvolto 802 ragazzi con un'età compresa tra i 12 e i 17 anni. 

Nonostante Facebook sia ancora il social network più utilizzato dai giovanissimi (il 94% ha un profilo), molti iniziano a trovare altre alternative e migrano verso altri social network. Il motivo principale è proprio l'eccessiva presenza di genitori, parenti e quindi adulti in generale. Infatti, per paura delle reazioni di mamma e papà, ben il 77% degli adolescenti non pubblica tutto quello che vorrebbe, oppure rimuove immagini e post. Il 58% invece ha bloccato almeno una persona considerandola eccessivamente invadente. La questione privacy è molto importante per i giovani, molto abili nel saper gestire le informazioni personali, tanto che il 60% di loro tiene privato il proprio profilo, mentre solo il 14% lo lascia interamente pubblico. Ma non è tutto. Facebook è diventato “troppo drammatico” ed è anche troppo “aperto”. Dal sondaggio è emerso che i ragazzi si dicono disturbati dalla sempre maggiore tendenza degli altri coetanei di esprimere sul sito le loro angosce e preoccupazioni. Inoltre, sembra essere un social network troppo “aperto” e i ragazzi hanno il timore di “commenti stupidi” da parte degli amici. Tra le ragioni spiegate ai ricercatori c’è quindi anche l’eccessiva mania di condivisione su “FacciaLibro”, dove si finisce sommersi da troppe informazioni del tutto inutili.

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Nadia Santini è la migliore donna chef del mondo

Roma - E’ italiana la migliore chef del mondo. Nadia Santini, cuoca del ristorante “Dal Pescatore” di Runate, nel comune di Canneto sull’Oglio, in provincia di Mantova, è stata nominata Veuve Clicquot World's Best Female Chef 2013, ossia la più brava cuoca del mondo. Riceverà il premio il prossimo 29 aprile, durante la cerimonia dei World's 50 Best Restaurants 2013, organizzata dal magazine inglese Restaurant e sostenuta da Acqua Panna-San Pellegrino, che ogni anno  riunisce a Londra i migliori 50 ristoranti del mondo. Il premio è dedicato alla vedova Clicquot, la donna che 200 anni fa cambiò la concezione della donna nel mondo degli affari e rivoluzionò il mondo della Champagne. 

Nadia succede alla basca Elena Arzak (2012), del ristorante “Arzak” di San Sebastian, e ad Anne-Sophie Pic (2011), della “Maison Pic” di Valence. Il riconoscimento per la cuoca mantovana è solo l’ultimo di una lunga serie. Nadia è stata anche la prima italiana a ottenere le tre stelle Michelin nel 1996 e da allora le ha sempre mantenute.

Veneta di origine, approdata nella terra al confine tra Mantovano e Cremonese, ottiene questi risultati partendo da solide radici piantate nel territorio e con tenacia, determinazione, modestia e dolcezza si è costruita da sola il proprio successo. Lontana dagli stereotipi della starchef, Nadia ha iniziato questo lavoro per amore e con amore lo ha portato avanti.

Indonesia, in arrivo il deodorante eco-friendly a base di letame di mucca

Roma - Un deodorante per ambienti eco-friendly ed economico, realizzato con il letame di mucca. Può risultare incredibile e può anche far sorridere per certi versi, ma è quanto sono riuscite a realizzare due studentesse liceali indonesiane, Dwi Nailul Izzah e Rintya Aprianti Miki.

Grazie alla loro originalissima invenzione, le due ragazze sono riuscite a superare gli altri 1000 partecipanti all'Indonesian Science Project Olympiad (ISPO), che si tiene ogni anno alla fine di febbraio a Jakarta, e ad aggiudicarsi il primo premio.

Sebbene lo sterco non sia esattamente il componente che ci aspettiamo di trovare in un prodotto, a dispetto di quanto si possa immaginare, pare che il deodorante biologico diffonda una piacevole fragranza naturale. I giudici stessi, chiamati ad annusare l’aroma, hanno ammesso che emanava un gradevole profumo di erba appena tagliata.

Redditometro e moral suasion: lettere dell’Agenzia Entrate ai contribuenti per verificare le spese

Dopo ritardi, sentenze contrarie, polemiche e correzioni, pare che il nuovo redditometro stia finalmente per debuttare. A breve sarà diffusa la tanto attesa circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate, la cui pubblicazione rappresenterà, di fatto, il momento di partenza per l'avvio dei controlli sui 35 mila contribuenti selezionati.

Nel frattempo, torna lo strumento della moral suasion. Dall’inizio di giugno, infatti, decine di migliaia di contribuenti stanno ricevendo le prime lettere dell'Agenzia delle Entrate con l'invito a verificare la compatibilità di alcune voci di spesa con l'ammontare del proprio reddito dichiarato per l'anno 2011.

La lettera- L'obiettivo del Fisco, attraverso la missiva, che ha un semplice scopo informativo e non presuppone un obbligo di risposta, è di stimolare la compliance, spiega Italia Oggi, riportando la tipologia di spese risultanti in Anagrafe tributaria e “apparentemente non compatibili con i redditi dichiarati”.
Un aspetto importante ma ormai chiaro è che lo strumento di controllo fiscale è stato studiato per contrastare la grande evasione: quindi al vaglio della verifica dell’Agenzia delle Entrate saranno tutte le persone fisiche e giuridiche che presenteranno nelle dichiarazioni rese grandi difformità  tra entrate ed uscite. Potranno stare tranquilli i piccoli risparmiatori, come ha assicurato il direttore delle Entrate Attilio Befera.
In sostanza, insieme alla lettera viene allegato un prospetto con tutte le spese note all'Agenzia, a partire dal quale il contribuente potrà verificare l'eventuale incompatibilità. Ricordiamo che da quest'anno è possibile fare questa verifica, a scopo indicativo, anche grazie al Redditest, il nuovo strumento di autodiagnosi a disposizione dei contribuenti.



Social network in Italia: crescono Facebook e Google+, ma i tweet sono più “maturi”

Gli italiani amano i social network, preferiscono i "mi piace", ma apprezzano anche i "+1" di Big G. In calo invece i cinguettii, che diventano però più "maturi". Secondo quanto divulgato da State of the net, la terza edizione della conferenza sullo stato di internet in Italia che si è tenuta nei giorni scorsi a Trieste, il 2013 sarà l'anno di Facebook e Google+. Il sito di Mark Zuckerberg è ancora al primo posto tra i social network più utilizzati dagli italiani, con 13 milioni di utenti connessi ogni giorno.
In generale, dal report è emerso che l'80% della popolazione italiana accede regolarmente alla rete e tra gli utenti di età compresa tra 11 e 74 anni, sono 37,8 milioni coloro che dichiarano di utilizzare Internet. I più assidui vivono al Sud. Poi c'è la passione per i social.
Nel dettaglio, infatti, è emerso che Facebook detiene nel nostro Paese 23 milioni di utenti attivi al mese, di cui 15 che collegati quotidianamente e 10 in mobilità (3 miliardi di Like al mese, 3,5 miliardi di messaggi privati, 288 milioni di fotografie caricate ogni mese), con un incremento del 4,7%. La rete socialeGoogle+ appare a sorpresa al secondo posto con 3,8 milioni, con un boom del 56,7%; segue il social network dei professionisti, Linkedin, che conta 3,5 milioni, con una crescita del 18,3%, mentre Twitter è quindi in calo dell '11,6% a quota 3,3 milioni.
Sul micro-blogging però, molto utilizzato da personaggi famosi (sportivi, politici, star della tv) e per questo pubblicizzato dai mass media, si è registrato un incremento dell'attività al suo interno, con un uso degli hashtag aumentato del 22% rispetto al 2012 e dei retweet, cresciuto del 7%.
Tweet più maturi- La ricerca si è incentrata in modo particolare, secondo la presentazione di Vincenzo Cosenza, social media strategist di Blogmeter, proprio sull'uso del sito di Jack Dersey e sul modo in cui gli italiani cinguettano. Dall'analisi è risultato che lo fanno più consapevolmente. Stanno cambiando le abitudini e gli umori dei cinguettii italiani in questo inizio 2013. Durante la settimana infatti, il flusso di tweet è cambiato, spalmandosi in modo uniforme nei sette giorni, con un calo solo nel weekend (al contrario del 2012, dove si registravano giornate più intense di altre); aumentano anche i cinguettii geolocalizzati (+2%), segno di una maggiore consapevolezza da parte degli utenti sull'uso del social network.
L'ora di punta del flusso dei tweet si è però spostata di un'ora in avanti, a causa della televisione. Ciò vuol dire che gli internauti, per via della maggiore multicanalità, commentano sempre più in diretta i programmi televisivi. Il programma più twittato di questo inizio 2013 è Sanremo, ma anche i talk show politici comeServizio PubblicoBallarò e Piazza Pulita, e talent show come The Voice.

Coca-Cola: arrivano le lattine personalizzate, al via la campagna contro l’obesità

Una campagna di marketing senza marchio, stop agli spot indirizzati agli under 12 e infine una campagna contro l’obesità. E’ quanto si propone di fare la Coca-Cola, in occasione del suo 127esimo anniversario.
Per la prima volta in Italia, l’azienda presenta “Condividi una Coca-Cola”: un progetto che, nei prossimi mesi, a partire da metà maggio fino ad agosto, sostituirà il celebre logo con nomi di battesimo, nomi generici, soprannomi e modi di dire fra i più diffusi tra i giovani dai 13 ai 19 anni in Italia. Una campagna di personalizzazione mai realizzata in Europa, per cercare di “essere sempre più vicini al nostro pubblico e diventare, sempre più, la bevanda di tutti”, spiega Fabrizio Nucifora, direttore Marketing di Coca-Cola Italia.
Il logo, in realtà, non scomparirà del tutto dalla lattina o dalla bottiglia, ma sarà 
ridotto sensibilmente proprio per lasciare spazio alla personalizzazione del prodotto. “Attraverso Condividi una Coca-Cola vogliamo ringraziare chi da sempre ama il nostro brand e i suoi prodotti, perché sono proprio i nostri fan i veri protagonisti ed artefici del successo dell’azienda” ha detto ancora Nucifora.
Circa 350 milioni saranno le bottiglie e le lattine personalizzate che produrranno i sette stabilimenti italianie che saranno acquistabili al normale prezzo di vendita. L’obiettivo dell’azienda è quello di incoraggiare i consumatori italiani, e soprattutto i giovani, a condividere il prodotto Coca-Cola, sfidandoli a trovare la confezione personalizzata che riporta il proprio nome, o quello del miglior amico o fidanzato.
Non è la prima volta che la Coca Cola lancia nel nostro Paese campagne di marketing non convenzionale, dirette in particolar modo agli adolescenti. Un esempio sono le app e i giochi on line sui siti “The ahh effect”, un progetto pensato per mettere in risalto il verso tipico di chi beve questa bevanda (“ahh”). In sostanza, il messaggio promozionale è stato inserito su ben 61 siti internet collegati tra loro, creando 61 giochi online, a partire dal dominio www.ahh.com. fino al dominio che ha tutte le 61 H. Ad oggi gli Url attivi sono 17, ma altri 25 saranno presto messi on line e saranno riservati alle migliori idee in arrivo dal pubblico.
Un’idea originale, pensata per un pubblico giovane e ottimizzata per i cellulari, in un’ottica mordi e fuggi tipica di tante mobile app. Infatti, i giochi non sono collegati tra di loro, non esiste una storytelling.
La personalizzazione delle bottiglie è però una novità, anche per il resto dell'Europa. Una campagna di marketing davvero geniale, che colpirà nel segno. Una bella iniziativa, che rafforzerà la fedeltà del cliente al brand e l’identificazione con esso.

Perugia, Festival del Giornalismo: la blogger cubana Yoani Sanchez contestata dai filocastristi



Era uno degli appuntamenti più attesi del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, l’incontro con la blogger cubana Yoani Sanchez, per la prima volta in Italia, intervistata dal direttore de La Stampa Mario Calabresi e non ha di certo tradito le aspettative. Il suo blog “Generacion Y”, di critica al regime castrista cubano, conta 14 milioni di accessi e migliaia di commenti ogni mese. Il panel è stato organizzato in collaborazione con il quotidiano torinese e si è tenuto presso la Sala dei Notari alle ore 21, a conclusione della settima edizione del noto Festival.

Non sono però mancati momenti di forte tensione per via delle contestazioni da parte di una trentina di filo-castristi che prima hanno appeso striscioni e distribuito volantini fuori dalla sala e poi hanno poi atteso l’ingresso della giornalista nella sala, contestandola poco prima che iniziasse l’intervista da parte di Calabresi, impadronendosi del palco e lanciando bandiere e volantini in aria.

Già prima dell’evento infatti alcuni aderenti dell’associazione “Italia Cuba”, avevano appeso striscioni con i quali si chiedeva “Giustizia per i 5 cubani sequestrati in Usa” e avevano allestito un banchetto dove venivano distribuiti volantini contro la Sanchez.

Poi durante il panel, quando la nota blogger ha preso la parola, si sono alzati a sorpresa circa trenta filo-castristi, ed hanno mostrato uno striscione. Il gruppo si è avvicinato impetuosamente alla blogger lanciandole addosso volantini che raffiguravano dollari finti, con dietro un messaggio dal titolo “Quello che la Sanchez non dice”. Firmati da ‘Rete dei comunisti’, ‘Collettivo Militant’, ‘Nuestra America’, Capitolo italiano della rete delle reti in difesa dell’umanità’, nei volantini si chiedeva la liberazione di 5 militanti cubani detenuti in Usa imprigionati nel lontano 1998. I contestatori hanno urlato “sei pagata dalla Cia”, accusando la Sanchez di essere coccolata, accudita e ovviamente pagata dall'Occidente.

Altre persone gridavano contro i contestatori dalla platea, molti hanno urlato “Vergogna”, Calabresi ha cercato di sedare gli animi e l’organizzatrice del Festival, Arianna Ciccone, è intervenuta cercando di allontanarli.  E’ durata circa dieci minuti la protesta, al canto di “Bella ciao”, urlata con veemenza contro la blogger cubana, che è rimasta seduta al suo posto, impassibile, senza parlare, protetta da alcuni uomini della sicurezza interna.

E’ stata composta e laconica la sua risposta, dopo che i contestatori hanno lasciato la sala: "Anche noi a Cuba vorremmo protestare come hanno fatto loro. E' bello vedere gente libera di manifestare e per questo li ringrazio. Le loro proteste rendono più alta la mia voce".

Pur con molte difficoltà, l’incontro è finalmente iniziato e la Sanchez ha potuto rispondere alle domande di Calabresi e raccontare la sua Cuba. Nel panel, oltre alla presentazione del libro di Gordiano Lupi “Yoani Sánchez-In attesa della primavera” (Edizioni Anordest, aprile 2013), si è parlato ovviamente anche del suo blog, che lei definisce un “esorcismo personale” contro le paure della vita quotidiana.


Anche durante l’intervista diverse sono state le interruzioni da parte di alcuni contestatori rimasti in sala, che hanno posto alcune domande. Si è trattato però di interventi lunghi e provocatori, la tensione si è accesa di nuovo, si è sfiorato il contatto fisico, la Ciccone è di nuovo intervenuta per cercare di dare spazio ad altre domande. Il pubblico però era tutto per lui ed è stato impossibile zittire la sua voce.

E-commerce, da 10 a 50 miliardi nei prossimi 5 anni: i vantaggi per aziende e consumatori

L’e-commerce è una piattaforma dalle grandi potenzialità, anche in termini di comunicazione. E’ quanto sostiene il presidente UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi, introducendo la ricerca commissionata, insieme a Google, a GfK Eurisko e presentata ieri a Milano, per fotografare presente e futuro dell’e-commerce in Italia, con un focus sul settore del largo consumo.

L’e-commerce mostra trend di crescita molto significativi nel nostro Paese, tanto da riguardare ormai oltre 13 milioni di persone. Secondo Sassoli de Bianchi, a fronte dei circa 10 miliardi di fatturato nel 2012, si prevede una progressione esponenziale dell’e-commerce a 50 miliardi nei prossimi 5 anni con almeno un miliardo di investimenti pubblicitari aggiuntivi. “Se vogliamo far crescere il commercio elettronico dobbiamo attrarre le persone sulle piattaforme digitali investendo anche nei mezzi tradizionali” ha detto.

Prospettive per il largo consumo- Sebbene l’Italia sconti ancora un ritardo nell’adozione del digitale rispetto a Paesi più avanzati, dai risultati della ricerca UPA-Google è emerso che ci sono prospettive di sviluppo interessanti anche per il settore del largo consumo. Infatti, se oggi circa 400 mila persone sono solite acquistare prodotti di largo consumo online, più di un quarto dei responsabili acquisti che utilizzano Internet è interessato a comprare beni di largo consumo sul web, pari a circa 2,7 milioni di persone. Quanto all' “operatore” preferito per acquistare online prodotti di largo consumo, l'insegna della GDO (75%), e la grande azienda/marca (69%) sono sostanzialmente alla pari.

“L'e-commerce è fondamentale per l'industria di marca”, ha poi precisato poi Sassoli de Bianchi, perché nutre la relazione con il consumatore, difende e irrobustisce il brand e ne rafforza la posizione nei confronti della distribuzione.

Qual è il livello di conoscenza che gli italiani hanno riguardo alle piattaforme di e-commerce? Dalla ricerca è emerso che la conoscenza delle piattaforme digitali per l’acquisto di beni proviene nel 60% dei casi dal passaparola di amici, parenti, colleghi; nel 49% dei casi dalla stessa navigazione sul web, e nel 40% dei casi dai media tradizionali (TV, giornali, riviste, radio).


Nonostante ciò, la maggior parte dei responsabili acquisti non ritiene di avere sviluppato ancora particolari competenze per navigare e acquistare su Internet. Infatti, il 37% si percepisce solo parzialmente esperto, il 27% si definisce “abbastanza” esperto e solo il 4% si ritiene “molto esperto”. Da cosa dipende? Principalmente dalla carenza di informazioni, ma anche dall’assenza di esempi concreti, come parenti e amici che hanno già avuto esperienza di acquisti online. 

Pubblicità, nel 2013 investimenti ancora in calo: cresce solo Internet

Una partenza debole e una ripresa ancora lontana per il mercato pubblicitario. Secondo gli ultimi dati Nielsen, il giro d’affari della pubblicità in Italia a gennaio si attesta nel suo complesso a 452,9 milioni di euro, in calo del 15,3% rispetto a gennaio 2012, registrando una perdita di 82 milioni di euro. Dato alquanto negativo se si considera che si era in piena campagna elettorale. Se si vuol vedere il bicchiere mezzo pieno, è invece un dato in lieve crescita rispetto al -18% del dicembre 2012 e si tratta di un trend di riduzione della decrescita.
Il mercato pubblicitario è risultato in calo su tutti i media, ma la distanza tra vecchi e nuovi media si rivela più che mai marcata.
I quotidiani confermano il trend negativo a -25% (-21 milioni), così come i periodici, che scendono a -25,1% (-7,5 milioni in valore assoluto). Per quanto riguarda la Tv, la cui quota sul totale del mercato pubblicitaria è scesa al 59%, si registra un ribasso del 16,1% (-52 milioni) con andamenti negativi per tutti gli operatori (la piattaforma digitale terrestre è l'unica a crescere): gli investimenti passano da 323,2 milioni di euro del gennaio 2012 a 271,1 milioni nel primo mese del 2013. La radio, se confrontata con il -11,4% dello scorso dicembre, sembra tenere (-2,2%).
Cresce solo Internet-- Internet è invece in controtendenza: nonostante gli ultimi due mesi siano stati in negativo (-7,3% a novembre e -10,5% a dicembre), il 2013 ha portato un incremento del 9,3%, certamente il miglior risultato dal +8,4% dello scorso luglio. Si tratta di un incremento rilevante, anche perché nel gennaio 2012 era stato registrato un aumento del 23%. Il web conferma quindi di essere in grado di affermarsi sui media tradizionali e già nello scorso anno si era dimostrato secondo solo alla tv. 

Insieme al web, grazie alla spinta della consultazione elettorale, le cui regole penalizzano gli altri mezzi, anche le affissioni sono in netta crescita (+29,6%), mentre alcune importanti campagne automobilistiche e farmaceutiche hanno scelto come mezzo il cinema (+28,6%).

Tagli ai costi della politica, alla Camera stop agli appartamenti di servizio e auto blu limitate

E’ tempo di tagli per la politica italiana e la Camera dei Deputati è partita per prima. I vertici della Camera, ossia presidente, vicepresidenti e questori, rinunciano agli otto appartamenti di servizio. Arriva anche una stretta sull’utilizzo del parco auto. Si prevede poi di mettere mano alle spese per la segreteria e per il fondo di rappresentanza, e per gli stipendi dei doppi incarichi fino a quelli di tutti i deputati. È quanto ha deciso l’Ufficio di presidenza di Montecitorio all’unanimità durante una riunione mattutina. 

In sostanza, chi poteva godere di un appartamento privato a spese dello Stato, ricoprendo tali cariche, non ne usufruirà più. La presidente Laura Boldrini ha per prima annunciato di rinunciarvi. Ora si valuterà se restituire quegli appartamenti, la cui manutenzione è a carico della Camera, al demanio dello Stato.


In pratica, degli otto appartamenti di servizio, di cui è stata decisa l’abolizione, ne avrebbero usufruito oltre alla presidente Boldrini, i 4 vice Marina Sereni, Roberto Giachetti, Luigi Di Maio, Maurizio Lupi, i tre questori Stefano Dambruoso, Paolo Fontanelli, Gregorio Fontana.